
Sono due mesi che siamo a Mae Sot. Tutti i progetti vanno bene. Siamo ciononostante costantemente confrontati a nuovi problemi. Come l’abbiamo già scritto nel bollettino di primavera 2007, ci sono circa sette paesi che accolgono migliaia di rifugiati birmani. Siccome tutti questi paesi (America, Canada, Giappone, Norvegia, Danimarca, Australia, …) preferiscono i rifugiati dotati di una buona formazione, ne subiamo le conseguenze. Siamo confrontati con il fenomeno che molti insegnanti colgono questa opportunità di vivere in pace e in libertà.
Per noi dirigenti sul posto ciò significa maggior lavoro, poiché dobbiamo incessantemente cercare nuovi docenti. L’autorizzazione di partire viene accordata sempre all’ultimo momento pertanto diventa difficile pianificare a lungo termine. Questa situazione d’incertezza tocca anche gli allievi e le loro famiglie e incide su di noi poiché dobbiamo a ogni momento cambiare le adozioni a distanza (padrinati). Vi preghiamo quindi di avere della comprensione. La situazione essendo quella che è, il nostro lavoro sarebbe alleggerito se avessimo per i campi di profughi delle adozioni di progetto piuttosto che delle adozioni di bambini.

Il numero di bambini che necessitano di una buona formazione scolastica non è diminuito, poiché dagli ultimi disordini e combattimenti in Birmania (2007) numerose persone sono state costrette a fuggire il paese. Abbiamo due campi di profughi in cui da ottobre scorso il numero di occupanti è aumentato in entrambi di 4000 unità. La maggior parte di essi non sono registrati ufficialmente e pertanto non ricevono nulla da mangiare.
Vorremmo darvi una idea del nostro lavoro sul posto. In occasione di un soggiorno in uno dei nostri orfanotrofi, i responsabili ci parlano di un ragazzo di 17 anni che si trova all’ospedale del campo da una settimana per un incidente. Si era mostrato molto cooperativo e aveva aiutato a scaricare dei tronchi d’albero. Uno di essi lo aveva colpito al ginocchio. Quando l’abbiamo visitato aveva una forte febbre e il ginocchio molto gonfio. Sua madre lo rinfrescava costantemente. Dopo grandi discussioni e insistenze col medico, abbiamo ottenuto l’accordo per un suo trasferimento all’ospedale di Mae Sot. Lo abbiamo accompagnato con sua madre e l’abbiamo aiutato fintanto che è stato finalmente possibile operarlo. Questa famiglia fa parte degli 8000 nuovi rifugiati e non avendo alcun mezzo di sostegno dipendeva totalmente dal nostro aiuto. Non c’era sempre la possibilità di andare a scuola in Birmania e ciò spiega che questo ragazzo è in quinta classe malgrado la sua età. Vi chiediamo quindi di far prova di comprensione se diamo la possibilità anche ad adolescenti di maggiore età di terminare la formazione scolastica.

L’operazione è stato un successo e il ragazzo ha potuto ritornare al campo profughi qualche giorno dopo. Ma la madre, prima di lasciare l’ospedale ha avuto l’orrore di scoprire che un altro suo figlio di 20 anni si trovava lì con una gamba amputata. Aveva camminato sopra una mina nel cercare del chili selvatico nella giungla. La sua gamba è stata divelta sotto il ginocchio e per di più era crivellato da molte scaglie. Suoi amici l’avevano portato per oltre tre ore al di qua del confine tailandese per poi essere ricoverato immediatamente all’ospedale. Quando siamo stati informati, lo abbiamo pure visitato e assistito. Questa madre ha sei figli. Due sono sposati e vivono in un campo di rifugiati. Due li ha persi in Birmania a causa della malaria ed ora si aggiunge questa storia con i figli più giovani.
Abbiamo iniziato quest’anno a rinnovare un grande edificio scolastico allo scopo di poter continuare ad aiutare in modo ottimale. Uno degli orfanotrofi verrà d'altronde demolito e ricostruito più in grande.
Le nostre due case sono molto richieste e superoccupate. L’obiettivo principale dei lavori di quest’anno è stato di modificare le costruzioni e di estendere le coltivazioni di ortaggi. Approfittando della presenza sul posto di grosse macchine di cantiere abbiamo potuto captare tre nuove sorgenti d’acqua.

Sappiamo che non potremmo mai fare questi lavori senza il sostegno di padrini, sponsor e collaboratori disponibili al volontariato. Le entrate del bazar contribuiscono pure inb buona parte. Ringraziamo tutti di cuore a nome dei bambini e dei loro genitori.

Trudy et Walter Steinmeier
Responsabili del progetto in Tailandia